Apr 4, 2008
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Perché al PD interessava un candidato con le stellette?

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Se non fosse per il simbolo della Democrazia Cristiana riammesso già in fase di stampa delle schede elettorali, per la milionesima puntata della telenovela di Alitalia e per i rom che non se ne vanno e i terroristi che ritornano, le parole del generale Mauro Del Vecchio candidato nel Partito Democratico (PD) avrebbero forse maggiore risonanza.

All’indomani di quello che lo stesso candidato ha definito “uno scherzo, un trabocchetto ben orchestrato che delinea un quadro della mia persona lontano mille miglia”, l’ufficio stampa del PD stigmatizza le dichiarazioni e la stessa figura di Del Vecchio.

“Il candidato – afferma un addetto all’ufficio stampa della segreteria romana che non intende rivelare il proprio nome – ha parlato a titolo personale e gli è stato fatto presente in termini molto civili che non è quella la linea del partito. Secondo noi Del Vecchio ha ragionato sulla scorta di quello che era, ma il mondo è un po’ diverso”.

Ma un grande partito, quale si presenta il PD, non fornisce appoggio e consulenza politica ai propri candidati? Non c’è la possibilità di valutare in team l’approccio con i media? “No – spiega l’anonimo addetto stampa – non c’è una consulenza, non c’è un controllo. I candidati conoscono il programma”.

E non c’era dubbio sulla superficialità, dato che al primo addetto stampa che prende la telefonata è concesso dare giudizi sulla persona come “il generale è una persona intelligente, ha chiesto scusa, si sarà accorto dell’errore e dagli errori si impara”. O verità storiche declinate al momento come “c’era uno storico nel Settecento che suggeriva di seguire come va il mondo, ma oggi sappiamo che vi sono realtà inconfessabili per un uomo politico”.

Vista così la cosa sembrerebbe davvero un trabocchetto non tanto ai danni di Del Vecchio – che però in questo caso ne fa le spese direttamente poiché “rimane un candidato, ma uno che sa di avere sbagliato: non è più identico al giorno prima” – ma piuttosto ai danni delle Forze Armate.

Che la politica non approvi l’esistenza di un mondo militare operativo non è un segreto. Siamo infatti di fronte al riproporsi di un nuovo periodo di reticenze e di chiusura imposto dalla classe dirigente che mal sopporta la pubblicità delle imprese militari italiane. A meno che non si parli, ma con moderazione!, dello sgombero di quei rifiuti accatastati, guarda caso!, proprio per il disimpegno dei politici.

Forse con questa campagna elettorale è stato trovato il modo migliore per demolire lo scomodo mondo militare italiano: attirare nella propria orbita chi manifesta debolezze verso la politica – meglio se di vertice – e lasciare che affronti giornalisti e pseudo tali – meglio se in cerca di gloria – senza nessun tipo di consulenza. In questo modo si aiuta anche dall’esterno il procedimento di ibridazione in atto dall’interno e ovviamente mal digerito dagli stessi vertici militari. Non sono un mistero infatti gli sfoghi di alti ufficiali chiamati a obbedire agli ordini dei portavoce civili dei ministri in carica. Frustrazioni che forse una elezione dell’operativo Del Vecchio avrebbe potuto pericolosamente portare a galla.

Ma al PD non è venuto il dubbio che potesse trattarsi di uno scherzo? “No – dice convinto l’anonimo addetto stampa – assolutamente no. E neppure il candidato lo pensa”.

Sembra proprio che in questo grande partito oltre a non esserci consulenza manchi anche la comunicazione interna. Ma perché al PD interessava un candidato con le stellette?

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Afghanistan · interviste · Kosovo