Varese

ILA Berlin Airshow: bilancio di visitatori positivo per il Distretto aerospaziale lombardo, che si prepara al prossimo evento di Farnborough del 14 luglio

Più di 1.200 espositori provenienti da 46 Paesi, 230mila visitatori (attesi), 282 velivoli in mostra. Con questi numeri l’ILA Berlin Airshow, uno dei più importanti eventi fieristici mondiali del settore, si è svolto dal 20 al 25 maggio scorso.

I dati sono forniti da un comunicato del Distretto aerospaziale lombardo, basato a Varese, che anche quest’anno – per la terza edizione consecutiva dopo quelle del 2010 e del 2012 – ha partecipato all’ILA con un proprio stand in rappresentanza delle 215 imprese di un tessuto produttivo che conta 15.500 addetti e un fatturato annuo di 4,5 miliardi di euro.

Erano presenti a Berlino, con proprie delegazioni e propri prodotti nello stand istituzionale del cluster regionale, tre imprese: la Merletti Aerospace di Arsago Seprio (Varese), la SELT di Arese (Milano), la Secondo Mona di Somma Lombardo (Varese). Imprese che hanno registrato una media di dieci incontri al giorno con potenziali partner, prevalentemente europei.

Momento saliente della presenza all’ILA Berlin Airshow del Distretto aerospaziale lombardo è stata la visita allo stand di una delegazione del Segretariato Generale della Difesa che ha voluto conoscere direttamente le potenzialità della filiera produttiva dell’industria lombarda aerospaziale fatta da grandi, medie e piccole imprese.

Alla parte della manifestazione dedicata ai soli incontri B2B erano presenti anche la E-Level Communication di Magenta e la TI&A di Cologno Monzese, entrambe della provincia milanese.

Era presente con un proprio stand anche la Aerea di Milano. Così come la Logic di Cassina de’ Pecchi e la TXT E-Solutions di Milano, che hanno partecipato con una presenza negli spazi espositivi dei propri partner tedeschi.

“Ormai la nostra partecipazione agli appuntamenti fieristici più importanti a livello internazionale – ha dichiarato il presidente del Distretto aerospaziale lombardo, Carmelo Cosentino – è una consolidata certezza. Proprio all’ILA di Berlino avvenne, nel 2010, il debutto internazionale del nostro cluster. Da allora l’export del Distretto Lombardo è costantemente cresciuto fino a toccare nel 2013 circa il 35% del totale nazionale. Il nostro è un continuo impegno volto a far sì che le nostre piccole-medie imprese possano offrire una vetrina delle proprie attività e incontrare i più importanti operatori mondiali del settore. E, ogni volta, abbiamo voluto mostrare una novità nell’attività di promozione della filiera produttiva. Non ultima la nostra capacità di poter offrire ai grandi player una piattaforma di e-scouting on-line sul nostro sito web che permetta di avere la mappatura completa di tutta la nostra capacità produttiva, impresa per impresa. E da quando si chiuderà la fiera berlinese, ci metteremo al lavoro per il prossimo importantissimo appuntamento: quello inglese dell’Airshow di Farnborough in calendario dal 14 al 20 luglio”.

Le attività fieristiche internazionali del Distretto aerospaziale lombardo sono appoggiate dalla Camera di Commercio di Varese, il cui presidente, Renato Scapolan, ha in proposito dichiarato: “La Camera di Commercio sostiene con un importante intervento economico il Distretto sin dall’avvio della sua attività, conscia dell’importanza di questo settore per la nostra economia. Ce lo dicono in  numeri: secondo l’ultima rilevazione, stiamo parlando di 215 imprese attive, con 15.500 addetti e con un fatturato annuo di 4 miliardi e mezzo di euro, pari al 35% dell’export aerospaziale italiano. Qui Varese gioca tutto il suo peso di un comparto che vale ben il 93,3% dell’intero export aerospaziale lombardo”.

Fonte e foto: Distretto aerospaziale lombardo

Il corpo di reazione rapida della NATO di Solbiate riceve in visita gli studenti dell’Istituto Aeronautico Città di Varese

La visita di cinquanta tra studenti e insegnanti dell’Istituto tecnico aeronautico Città di Varese al corpo di reazione rapida della NATO (NRDC-ITA) di Solbiate Olona, avvenuta lo scorso 21 marzo, rappresenta “l’ennesima iniziativa che ha confermato gli ottimi rapporti con gli istituti scolastici presenti sul territorio”, ha dichiarato il comandante di NRDC-ITA, generale Giorgio Battisti.

“I nostri rapporti con le istituzioni locali – ha proseguito il generale Battisti – si sono consolidati negli anni grazie a iniziative congiunte tese a esaltare la collaborazione e la reciproca conoscenza nell’ambito delle province di Varese e Milano”.

Nella caserma Ugo Mara, sede di NRDC-ITA, per l’occasione è stata allestita una mostra statica con i mezzi, le attrezzature e gli equipaggiamenti militari in uso all’Esercito Italiano, utilizzati sia in esercitazione che in attività operativa.

Fonte: PAO NRDC-ITA

Foto: PAO NRDC-ITA

Finmeccanica: la crisi impone un piano di rilancio e Alenia si integra con Aermacchi

Un’unica azienda, un unico nome, un’unica sede. Per una maggiore aggressività verso i mercati.

Alenia Aermacchi, questo il nome del prodotto dell’integrazione, avrà la sua sede in Lombardia, in provincia di  Varese, abbandonando la Campania.

La scelta di accompagnare al pensionamento 1.200 dipendenti, affidandone un migliaio agli ammortizzatori sociali e prevedendo una sensibile esternalizzazione dei servizi, secondo il piano presentato alle organizzazioni sindacali il 16 settembre scorso, “è frutto di una riflessione approfondita delle complesse analisi del mercato in una logica di costante confronto tanto all’interno, quanto all’esterno dell’azienda”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo.

“Ci auguriamo – ha auspicato l’ad – un sostegno da parte del Governo italiano in modo da consentire a Finmeccanica e all’Italia di mantenere la capacità di progettare, produrre, testare e supportare logisticamente un velivolo completo ad ala fissa”.

Il riferimento è al “possibile sviluppo in partnership di un nuovo velivolo civile (Area Sud)”,  secondo il piano di rilancio riportato nel comunicato stampa dell’azienda, “oltre naturalmente a un maggior coinvolgimento, anche con attività di ingegneria e di produzione, nel programma SuperJet 100 e al ramp up produttivo del business regionale ATR. Un’intesa internazionale, con forte orientamento verso il mercato,  per il possibile sviluppo di un nuovo velivolo UAV (Area Nord)”.

La fusione era già stata accennata a fine luglio, quando Giuseppe Orsi, amministratore delegato del gruppo, aveva indicato tale opzione come un primo passo verso una maggiore efficienza.

La posizione di debolezza nei confronti dei mercati, con una carenza di ordini che rispecchia l’atteggimento della Difesa e una situazione economica globalmente depressa, non giova neppure all’andamento del titolo Finmeccanica a Piazza Affari, che dopo la debolissima apertura di oggi sta tendendo al ribasso (grafico Yahoo Finanza).

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Fonti: Finmeccanica, Reuters

Foto: M-346 sulla pista di Venegono Superiore di aviation-report.com, grafico titolo Finmeccanica aggiornato alle 10.26 di oggi 19 settembre di Yahoo Finanza

Nrdc-Ita, bonificati i residuati bellici. Generale Pennino: “la nostra parola d’ordine è sicurezza”

Sono stati fatti esplodere all’ora di pranzo di oggi 10 aprile i residuati bellici risalenti alla Seconda Guerra Mondiale rinvenuti sul sedime della caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, sede del comando di reazione rapida della Nato Nrdc-Ita comandato dal generale di corpo d’armata Gian Marco Chiarini.

Il generale di brigata Antonio Pennino, comandante della brigata di supporto al comando di reazione rapida della Nato (Nrdc-Ita), ha commentato così l’intervento di bonifica: “Per noi la parola d’ordine è “sicurezza”, sia per i nostri operatori che per la popolazione che vive nelle zone limitrofe”.

Gli ordigni, tra i quali anche una bomba d’aereo americana del tipo AN M-57 da 250 libbre di esplosivo (foto), hanno impegnato gli specialisti appartenenti al 10° reggimento genio guastatori di Cremona dell’Esercito Italiano per circa cinque ore.

“I nostri specialisti del genio dell’Esercito – ha dichiarato il generale Pennino – possiedono una notevole esperienza specifica nel campo della bonifica degli ordigni esplosivi, accumulata tra l’altro nel corso di tutte le missioni che la Forza Armata ha effettuato nei teatri operativi, dove il rischio collegato alle mine e alle bombe rudimentali è considerato altissimo”.

L’attività è stata condotta sotto la supervisione del vice prefetto aggiunto e dirigente della Protezione Civile della prefettura di Varese, dottor Biagio Del Prete, in stretto coordinamento con gli organi di Pubblica Sicurezza. Il necessario coordinamento è stato assicurato presso l’Incident Control Point attrezzato all’interno della caserma Mara, presso il comando della brigata di supporto al comando di reazione rapida della Nato.

Nelle foto la bomba d’aereo americana e le fasi di bonifica dopo il disinnesco dell’ordigno avvenuto con la rimozione della spoletta anteriore, il detonatore, e il suo trasferimento in un fornello realizzato nella medesima area. L’intervento è stato effettuato dal caporalmaggiore capo Alfredo Ricchiuto e dal suo nucleo di specialisti EOD (Esplosive Ordnance Disposal) che vantano ormai una preziosa esperienza maturata anche nel campo degli insidiosi ordigni di circostanza rinvenuti nel corso delle varie missioni operative svolte all’estero.

Il 10° reggimento genio guastatori è una delle sette unità dell’Arma del genio incaricate di bonificare il territorio dell’Italia centro settentrionale dai numerosi residuati bellici ancora esistenti e pericolosi (nell’anno 2010 sono stati effettuati dal reparto circa 200 interventi per un totale di oltre 5000 ordigni di cui ben 5 bombe d’aereo).

Si tratta di una attività particolarmente delicata coordinata dal 1° FOD con sede a Vittorio Veneto e diretto dal generale di corpo d’armata Roberto Bernardini.

Fonte: PAO Nrdc-Ita

Foto: PAO Nrdc-Ita

Unità d’Italia. Mazzini è un semidio per gli stolti, parola dell’Alta Vendita

A distanza di quattro giorni dalla celebrazione dell’Unità d’Italia le manifestazioni non sono ancora concluse.

Oggi 21 marzo il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano inaugura la nuova sede della Regione Lombardia, il grattacielo più alto d’Italia, a Milano. In giornata sarà a Varese, capoluogo che vide all’azione Garibaldi e i suoi Cacciatori delle Alpi per la conquista del nord Italia.

Garibaldi è considerato uno dei padri della Patria. E con lui Giuseppe Mazzini, il carbonaro che fondò la Giovine Italia e che Nubius, capo dell’Alta Vendita, il livello supremo delle società segrete, non esitò in questa lettera a considerarlo “un semidio per gli stolti”.

Da Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civilità, di Henri Delassus:

X. Lettera di Nubius a Beppo, in data 7 aprile 1836.

“Tu sai che Mazzini si è giudicato degno di cooperare con noi nell’opera più grandiosa dei nostri giorni. La Vendita Suprema la pensa diversamente. Mazzini ha troppo l’aria di un cospiratore da melodramma per adattarsi al cómpito oscuro che noi ci rassegniamo di condurre sino al trionfo.

Mazzini ama parlare di molte cose, sopratutto di sé. Egli non cessa di scrivere che rovescia i troni e gli altari, che feconda i popoli, che egli è il profeta dell’umanitarismo ecc. e tutto questo si riduce ad alcune miserabili sconfitte o a certi assassinii così volgari che io caccierei immediatamente uno dei miei staffieri se si permettesse di disfarmi d’uno de’ miei nemici con mezzi sì vigliacchi. Mazzini è un semidio per gli stolti dinanzi ai quali tenta di farsi proclamare il pontefice della fraternità, di cui egli sarà il dio italiano. Nella sfera in cui agisce, questo povero Giuseppe è ridicolo; perché egli sia una bestia feroce completa, gli mancheranno sempre gli artigli.

“È il borghese gentiluomo delle Società segrete che il mio caro Molière non ebbe l’abilità di intravedere. Lasciamogli portare nelle taverne del lago Lemano o nascondere nei lupanari di Londra la sua importanza e la sua reale vacuità. Che perori o scriva; che fabbrichi a suo bell’agio coi vecchi avanzi d’insurrezione o col suo generale Ramorino delle giovani Italie, delle giovani Allemagne, delle giovani Francie, delle giovani Polonie, delle giovani Svizzere ecc.

Se ciò può servire d’alimento al suo insaziabile orgoglio, noi non ci opponiamo; ma fategli capire, pur adoperando i termini che vi sembreranno più convenienti, che l’associazione di cui egli parla non esiste più, se pur è mai esistita; che voi non la conoscete, e che pur dovete dichiarargli che se esistesse, egli avrebbe certamente presa la via meno opportuna per entrarvi. Ammesso il caso della sua esistenza, questa Vendita è evidentemente sopra tutte le altre; è il S. Giovanni in Laterano, caput et mater omnium ecclesiarum. Vi sono chiamati gli eletti che soli sono riconosciuti degni di esservi introdotti. Fino a questo giorno Mazzini ne sarebbe stato escluso: non pensa egli che mettendosi di mezzo, per forza o per astuzia, in un segreto che non gli appartiene, si espone forse a pericoli che egli ha fatto già incorrere a più d’uno?

“Acconciate quest’ultimo pensiero a vostro modo; ma fatelo pervenire al gran sacerdote del pugnale, ed io, che conosco la sua consumata prudenza, metto pegno che questo pensiero produrrà sopra l’inframmettente il suo effetto”.

Foto: Giuseppe Mazzini da filosofico.net

Buono da mangiare, ma non è DOP. La Forestale di Varese sequestra sei quintali di gorgonzola e lo dona alla mensa dei poveri

Sono sei i quintali di formaggio gorgonzola che il Corpo Forestale dello Stato (CFS) di Varese ha appena sequestrato dopo una serie di controlli nei supermercati e nei discount alimentari di Varese e provincia.

La motivazione di tale provvedimento, convalidato dalle Procure di Busto Arsizio e di Milano, è da rinvenire nella non conformità del cibo rispetto a quanto dichiarato sulla confezione: il formaggio, infatti, pur essendo commestibile, non possiede in realtà la qualifica DOP, in quanto non risulta conforme al disciplinare di produzione che definisce le modalità di produzione e confezionamento dei prodotti a denominazione d’origine protetta.

Così come è stato rinvenuto dalla Forestale, questo formaggio non può dunque essere messo in vendita con tale marchio, ma può sicuramente essere mangiato.

E per non sprecare le duemila confezioni ritirate, gli uomini della Forestale di Varese hanno deciso di consegnare il gorgonzola sequestrato alla mensa dei poveri dell’Istituto Opera di San Francesco Onlus di Milano.

Un’azione di prevenzione di reato in materia alimentare che in questa occasione ha consentito di evitare la distruzione di cibo comunque commestibile, avvantaggiando una mensa di carità molto affollata.

I compiti della Forestale, tuttavia, non si esauriscono nella vigilanza in materia di frode alimentare.

Il Corpo Forestale dello Stato è una forza di polizia a ordinamento civile specializzata nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico. Oltre a occuparsi di prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare, il CFS vigila sul patrimonio boschivo e sulla fauna selvatica per prevenire il bracconaggio, inoltre svolge l’importante azione di prevenzione e repressione delle violazioni in materia di benessere degli animali.

Fonte: Corpo Forestale dello Stato – Varese

Foto: Corpo Forestale dello Stato

Al Qaeda franchise

natalia springerAl Qaeda è come un franchising: cede il marchio e poi ciascuno si costruisce la propria cellula, spiega il ministro dell’Interno Roberto Maroni. E lo stanno ripetendo con lui già da qualche giorno non solo gli analisti e i politici, ma anche i media italiani improvvisamente illuminati e conquistati da questa definizione.

Eppure cinque anni fa, anzi, cinque anni e tre mesi fa, lo aveva detto anche una negoziatrice dell’Unhcr, Natalia Springer (foto), nel corso di un ciclo di conferenze sulla comunicazione in ambito militare all’Università dell’Insubria di Varese.

Il concetto espresso da Springer il 12 luglio 2004 era chiaro: l’assenza di un bipolarismo stile Guerra Fredda  ha consentito lo sviluppo di gruppi armati localizzati ma globali, ravvicinati da un disinvolto utilizzo di internet per la chiamata a raccolta.

Nel corso dell’intervento erano emerse la particolare caratterizzazione dei nuovi conflitti, operati da mercenari, e la pericolosità dell’istituzionalizzazione di conflitti latenti.

Tutti concetti ugualmente applicabili in teatro operativo così come entro i confini del nostro stato, ugualmente declinabili in linguaggio militare tanto quanto in quello civile.

Per chi fosse interessato all’argomento, sulla stampa estera c’è materiale anche datato (un esempio del 2005: Battling the al-Qaeda franchise, di John Simpson su BBC).

L’articolo Al Qaeda è un franchising a firma Paola Casoli era stato pubblicato su Pagine di Difesa il 14 luglio 2004 e ripubblicato in questo blog.

Articolo correlato: Al Qaeda è un franchising (14 luglio 2004)

Foto: eltiempo.com

Vengo anch’io, no tu rom: a nord di Varese proprietario di camping rifiuta di vendere a comunità rumena

lago di Ghirla VareseGuardando bene le regole base della negoziazione, bisognerebbe tenere conto non solo del raggiungimento dell’obiettivo ma anche dell’esito del negoziato in termini di rapporto con la controparte nel tempo a venire. Come dire che è meglio evitare di creare risentimenti.

Motivo per cui il ministro Andrea Ronchi da una parte e il capo della Polizia Antonio Manganelli dall’altra hanno affrontato recenti trasferte in Romania per incontrare i loro omologhi: in ballo sul piano nazionale ci sono il delicato equilibrio tra la presenza dei rom sul suolo italiano e i rapporti economici e commerciali Italia-Romania.

Se sul settore sicurezza non possiamo andarci giù con la mannaia, vedi Caffarella e simili, neppure possiamo mettere a rischio i rapporti commerciali delle aziende italiane con gli abitanti dell’antica Dacia. Meglio quindi negoziare, magari sottostando a richieste di task-forces congiunte.

Intanto i discendenti di Dracula non si perdono d’animo e provano ad affondare i canini a nord di Varese, avanzando la richiesta di acquisto da privato di un camping in riva al laghetto prealpino di Ghirla. Il proprietario non ci sta, ma soffre la crisi economica; il sindaco non è d’accordo, ma in fondo rappresenta le istituzioni sorde ai rantoli dei piccoli di provincia che si accorgono della morte dell’identità locale solo a cose fatte.

Tra i varesini Azione Giovani si dichiara disponibile alla mobilitazione dopo le necessarie verifiche e il Carroccio fa altrettanto. Mentre la chiesa locale nella persona del parroco ribadisce il proprio sostegno ai rumeni “nostri fratelli” e ai poveri in generale.

Foto: mtbteamvarese.altervista.org

Il generale Del Vecchio alla Università dell’Insubria

pubblicato da Pagine di Difesa il 19 gennaio 2005

Il rapporto tra le operazioni militari e la comunicazione è stato l’argomento che il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, comandante del corpo di reazione rapida italiano per la Nato di Sobiate Olona, ha voluto chiarire agli studenti del corso di Scienze della comunicazione dell’Università dell’Insubria di Varese. La lezione, ospitata nel corso di Filosofia delle scienze sociali del professore Claudio Bonvecchio, si è tenuta ieri nell’aula magna del dipartimento di facoltà dell’università varesina.

Il generale Del Vecchio ha illustrato i punti cardine dell’informazione e del rapporto con i media nel corso di operazioni militari utilizzando esperienze personali in impieghi fuori area. Dopo 40 anni di servizio nell’esercito e tre missioni – che a partire dal 1997 lo hanno visto impiegato in Bosnia-Erzegovina, in Fyrom nel 1999 e in Kosovo come comandante del contingente italiano entrato nella regione autonoma il 12 giugno 1999 – Del Vecchio ha esposto con chiarezza le figure chiave della Pubblica informazione (PI) in ambito di operazioni.

Dalla creazione di Public Information Centres a livello di corpo d’armata ai nuclei PI dei contingenti, dalla collaborazione con i media a partire dall’uso di un linguaggio condiviso al rilascio di informazioni e materiali, dal modo di affrontare una intervista alla valutazione del rilievo di un evento.

Agli studenti e al pubblico presente è stato fornito un quadro chiaro delle predisposizioni da adottare affinché militari e media siano in grado di confrontarsi. A partire dalla opportunità di coinvolgere gli operatori dei media nelle attività delle unità militari, con il fine di rendere evidente in modo concreto non solo l’impegno dei militari ma anche i risultati che si conseguono in operazioni e le esperienze di vita che si acquisiscono. E’ altrettanto importante, ha sottolineato il relatore, che i militari forniscano informazioni in modo tempestivo al mondo dei media, così da evitare distorsioni della realtà e interpretazioni fuorvianti.

Del Vecchio ha esposto in modo dettagliato il contesto operativo in cui si è trovato a lavorare con i suoi uomini nel Kosovo del 1999. Una operazione di supporto alla pace in un’area da cui i civili se ne erano andati. “L’ambiente – ricorda Del Vecchio – era molto degradato e mancava il rispetto della proprietà altrui, c’era una diffusa presenza di cadaveri e il livello di distruzione era alto. Inoltre erano frequenti omicidi e vendette, mentre si registrava la mancanza di una struttura politico-sociale e di ogni attività economica. In questo ambiente erano presenti aliquote di forze serbe in ripiegamento e, allo stesso tempo, formazioni paramilitari sia serbe che albanesi; in quel periodo si registrava l’esodo della popolazione serba e il rientro di quella albanese. Bisognava ripulire le città e dare assistenza alla popolazione, oltre a garantire la sicurezza dei luoghi di culto”.

Parlando del Kosovo e delle chiese serbo-ortodosse il generale ha rievocato una situazione analoga vissuta nel secondo dopoguerra, quando i militari si sono trovati a fornire protezione ai monasteri e alle chiese ortodosse. “A Decani – ha spiegato Del Vecchio – ho potuto leggere i diari dei soldati italiani là impiegati una sessantina di anni fa”.

La missione in Kosovo nel 1999 ha visto il contributo di un particolare tipo di informazione, definita dal comandante come “informazione diffusa”. Il riferimento è a Radio West, che dal 12 agosto 1999 diffonde notizie e intrattenimento in più lingue nella zona del Kosovo.

L’intervento del generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio all’Università dell’Insubria si colloca in un programma di approfondimento sulla comunicazione iniziato nello scorso anno accademico e voluto dal corso di laurea in Scienze della comunicazione. “L’intento – ha spiegato il professore Claudio Bonvecchio – è quello di evidenziare l’importanza di ciò che l’esercito fa in ambito comunicativo, e di venire incontro alla necessità che il mondo civile ha di entrare in contatto con il mondo militare”.

Lunedì 17, nell’ambito di questo progetto, aveva parlato agli studenti il capo ufficio stampa di Solbiate Olona, tenente colonnello Riccardo Cristoni, che ha illustrato il rapporto tra informazione e militari, la Nato e la Pubblica informazione, la globalizzazione dell’informazione, il crisis management, le strutture e l’organizzazione di PI e il concetto chiave di credibilità. “I giornalisti – ha affermato Cristoni – sono professionisti: c’è chi fa buona informazione e chi meno. Ognuno di loro ha delle esigenze. Tutti vanno trattati con rispetto”.