Gen 19, 2005
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Il generale Del Vecchio alla Università dell’Insubria

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pubblicato da Pagine di Difesa il 19 gennaio 2005

Il rapporto tra le operazioni militari e la comunicazione è stato l’argomento che il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, comandante del corpo di reazione rapida italiano per la Nato di Sobiate Olona, ha voluto chiarire agli studenti del corso di Scienze della comunicazione dell’Università dell’Insubria di Varese. La lezione, ospitata nel corso di Filosofia delle scienze sociali del professore Claudio Bonvecchio, si è tenuta ieri nell’aula magna del dipartimento di facoltà dell’università varesina.

Il generale Del Vecchio ha illustrato i punti cardine dell’informazione e del rapporto con i media nel corso di operazioni militari utilizzando esperienze personali in impieghi fuori area. Dopo 40 anni di servizio nell’esercito e tre missioni – che a partire dal 1997 lo hanno visto impiegato in Bosnia-Erzegovina, in Fyrom nel 1999 e in Kosovo come comandante del contingente italiano entrato nella regione autonoma il 12 giugno 1999 – Del Vecchio ha esposto con chiarezza le figure chiave della Pubblica informazione (PI) in ambito di operazioni.

Dalla creazione di Public Information Centres a livello di corpo d’armata ai nuclei PI dei contingenti, dalla collaborazione con i media a partire dall’uso di un linguaggio condiviso al rilascio di informazioni e materiali, dal modo di affrontare una intervista alla valutazione del rilievo di un evento.

Agli studenti e al pubblico presente è stato fornito un quadro chiaro delle predisposizioni da adottare affinché militari e media siano in grado di confrontarsi. A partire dalla opportunità di coinvolgere gli operatori dei media nelle attività delle unità militari, con il fine di rendere evidente in modo concreto non solo l’impegno dei militari ma anche i risultati che si conseguono in operazioni e le esperienze di vita che si acquisiscono. E’ altrettanto importante, ha sottolineato il relatore, che i militari forniscano informazioni in modo tempestivo al mondo dei media, così da evitare distorsioni della realtà e interpretazioni fuorvianti.

Del Vecchio ha esposto in modo dettagliato il contesto operativo in cui si è trovato a lavorare con i suoi uomini nel Kosovo del 1999. Una operazione di supporto alla pace in un’area da cui i civili se ne erano andati. “L’ambiente – ricorda Del Vecchio – era molto degradato e mancava il rispetto della proprietà altrui, c’era una diffusa presenza di cadaveri e il livello di distruzione era alto. Inoltre erano frequenti omicidi e vendette, mentre si registrava la mancanza di una struttura politico-sociale e di ogni attività economica. In questo ambiente erano presenti aliquote di forze serbe in ripiegamento e, allo stesso tempo, formazioni paramilitari sia serbe che albanesi; in quel periodo si registrava l’esodo della popolazione serba e il rientro di quella albanese. Bisognava ripulire le città e dare assistenza alla popolazione, oltre a garantire la sicurezza dei luoghi di culto”.

Parlando del Kosovo e delle chiese serbo-ortodosse il generale ha rievocato una situazione analoga vissuta nel secondo dopoguerra, quando i militari si sono trovati a fornire protezione ai monasteri e alle chiese ortodosse. “A Decani – ha spiegato Del Vecchio – ho potuto leggere i diari dei soldati italiani là impiegati una sessantina di anni fa”.

La missione in Kosovo nel 1999 ha visto il contributo di un particolare tipo di informazione, definita dal comandante come “informazione diffusa”. Il riferimento è a Radio West, che dal 12 agosto 1999 diffonde notizie e intrattenimento in più lingue nella zona del Kosovo.

L’intervento del generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio all’Università dell’Insubria si colloca in un programma di approfondimento sulla comunicazione iniziato nello scorso anno accademico e voluto dal corso di laurea in Scienze della comunicazione. “L’intento – ha spiegato il professore Claudio Bonvecchio – è quello di evidenziare l’importanza di ciò che l’esercito fa in ambito comunicativo, e di venire incontro alla necessità che il mondo civile ha di entrare in contatto con il mondo militare”.

Lunedì 17, nell’ambito di questo progetto, aveva parlato agli studenti il capo ufficio stampa di Solbiate Olona, tenente colonnello Riccardo Cristoni, che ha illustrato il rapporto tra informazione e militari, la Nato e la Pubblica informazione, la globalizzazione dell’informazione, il crisis management, le strutture e l’organizzazione di PI e il concetto chiave di credibilità. “I giornalisti – ha affermato Cristoni – sono professionisti: c’è chi fa buona informazione e chi meno. Ognuno di loro ha delle esigenze. Tutti vanno trattati con rispetto”.

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