Se il parà non viene dal cielo. Atto tattico in condimeteo avverse sul Cellina nella BRAD 17

“Interdizione a volare”. Il verdetto arriva dalla base aerea di Aviano dopo un ultimo bollettino meteo che conferma l’imminente arrivo di una bomba d’acqua sul greto del Cellina, corso d’acqua a regime torrentizio e clou location per le esercitazioni militari nel nord est italiano.

È qui che il 28 giugno è programmato un atto tattico a favore dei media nell’ambito della esercitazione Bright Armoured 17 (BRAD 17, link articoli in calce), pianificata e condotta dalla 132^ brigata Ariete nella serie degli eventi addestrativi in vista del ruolo di Very High Readiness Joint Land Brigade della NATO da ricoprire nel 2018.

“L’evento prevede una infiltrazione di paracadutisti in un terreno chiave – aveva anticipato il Comandante della Brigata, gen Angelo Michele Ristuccia, nel corso del briefing di presentazione delle attività – con la conseguente messa in sicurezza del key terrain, seguito dalla gittata di un ponte da assalto del Genio e il trafilamento delle unità che assumeranno poi la difesa dell’area”.

Non solo. La seconda parte sarebbe stata ancora più movimentata: “L’evento successivo prevede un air assault dei parà con gli elicotteri dell’Aviation Battalion (con assetti specialistici del 4° rgt AVES Altair italiano, ndr) a sorveglianza dell’area e l’attacco avversario che vede coinvolti gli Apache americani”.

Per i circa 1.200 militari – tra italiani, albanesi, spagnoli, sloveni, turchi, polacchi, statunitensi –  coinvolti nell’esercitazione, tutto questo è routine. La preparazione consiste nel raggiungere la piena capacità a interoperare in modo integrato ed efficace su tutta la linea. A partire da questo scenario remoto di warfighting, fino al C2 (comando e controllo).

La brigata Ariete in questa esercitazione ha schierato tutto il suo posto comando, rischierandosi alla Comina, area nella immediata periferia di Pordenone.

Tornando al nostro atto tattico, dunque, il verdetto di Aviano sancisce che la missione aerea del secondo evento è abortita. Le condizioni meteorologiche sono decisamente avverse.

E sugli elementi della natura non si può pianificare: anche questo entra di diritto a far parte dell’esercitazione in corso.

“Faremo un ground assault, decide il col Giuseppe Bertoncello, comandante del 187° reggimento Paracadutisti Folgore di Livorno.

Per la prima parte dell’atto tattico è ancora possibile sfruttare un breve finestra di meteo favorevole. Dunque gli Apache statunitensi possono essere guidati dal JTAC (Joint Terminal Attack Controller) nel fuoco aereo per l’eventuale neutralizzazione della minaccia.

Intanto, mentre l’infiltrazione preventiva degli assetti esploranti è già in atto lungo il greto del Cellina, il comandante, col Bertoncello, sottolinea l’importanza della partecipazione dei suoi uomini alla BRAD 17: “Abbiamo colto l’opportunità, una sfida per metterci alla prova considerato che il 187° Paracadutisti sarà lo spearhead battalion della NATO VJTF (Very High Readiness Joint Task Force, ndr), ovvero l’elemento di punta della Land Brigade nel 2018”.

Questo significa che “i paracadutisti del 187° saranno la prima unità a schierarsi in caso di chiamata, dato che sono espressamente configurati per essere immessi”.

Un vero e proprio entry party, dunque, sia che si tratti di infiltrarsi con un air assault o, come nell’imminente nubifragio del 28 giugno, di un ground assault.

“L’azione programmata in questo evento tattico – spiega nel dettaglio il col Bertoncello – si svolge con un ground convoy e, una volta occupata l’area ritenuta funzionale alla manovra, avverrà la marcatura del terreno per la gittatura del ponte da parte degli elementi del Genio (qui il 10° Genio guastatori di Cremona, ndr)”.

Gittato il ponte – due campate in meno di cinque minuti – il carro scompare tra i cespugli lungo il greto, in attesa di recuperare poi il tutto subito dopo l’avvenuto trafilamento dei mezzi.

Il coordinamento dei mezzi per il passaggio sul ponte è un altro elemento chiave dell’esercitazione, che prevede il raggiungimento dell’interoperabilità nel settore delle comunicazioni e dell’utilizzo delle attrezzature comuni: qui, infatti, intervengono assetti italiani, spagnoli e albanesi. Da coordinare nella medesima azione con il medesimo fine.

“Tutto questo è preceduto da una pianificazione congiunta – chiarisce il col Bertoncello – tra la componente terrestre, il supporto elicotteri, il Genio e le unità supportate, in questo caso gli spagnoli e l’11° reggimento Bersaglieri”.

“Il risultato positivo è assicurato dall’addestramento intenso – sottolinea il magg Simone Serafin, dell’11° Bersaglieriquesta manovra con interazione a livello di comunicazioni e di movimenti con spagnoli e albanesi è uno dei banchi di prova”.

Accanto ai mezzi italiani – con i Dardo che chiudono il trafilamento sul ponte con le bocche da fuoco in posizioni contrapposte – troviamo infatti gli M113 spagnoli e i mezzi da trasporto truppe albanesi.

“Gli spagnoli hanno una fanteria pesante simile alla nostra – spiega il magg Serafin – significa che la velocità di progressione è la stessa, quindi la manovra è facilitata”.

Finito il trafilamento delle forze amiche, i mezzi consolidano la presenza sul key terrain, mentre i paracadutisti concludono la loro azione ripiegando, pronti alla ridislocazione dopo essere stati esfiltrati dagli elicotteri che sfruttano fino alla fine la tregua di maltempo.

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