Nov 14, 2004
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Il generale Errico: dopo gli avvenimenti di marzo ho cambiato le Roe

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pubblicato da Pagine di Difesa il 14 novembre 2004

Poco meno di 11.000 chilometri quadrati per 800.000 albanesi e 2.800 serbi. L’aspetto è quello di un grande catino circondato da montagne e suddiviso in cinque sub-regioni con un totale di trenta province. E’ la regione autonoma del Kosovo, che la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha affidato all’Unmik per la missione civile e alla Kfor per la missione di sicurezza. Di tutta quest’area, dove vivono genti senza status, il quaranta per cento del territorio è controllato dalla Brigata multinazionale sud-ovest comandata dal 19 maggio 2004 dal generale Danilo Errico.

“Nella mia area di responsabilità ci sono nazioni che non appartengono alla Nato – spiega il generale – questo è un importante aspetto politico e definisce il senso della partecipazione”. La Brigata multinazionale sud-ovest comprende circa 8.000 uomini che si muovono su 4.640 chilometri quadrati e 280 chilometri di linea di confine. La missione prevede compiti relativi alla sicurezza, al controllo, alla tutela delle minoranze e dei siti patrimoniali, oltre che della libertà di movimento.

Sono dei compiti di particolare significato, se si considera che questo comando è subentrato poco dopo i fatti di marzo e ha portato il Kosovo alle elezioni del 23 ottobre. “Quei disordini – afferma il generale – hanno richiesto una revisione dei piani operativi. In tutta l’area di responsabilità della brigata si sono verificati attacchi ai danni di anziani serbi e delle loro abitazioni, oltre che contro i monasteri”.

Il filmato che testimonia di una notte di incendi sulla collina di Prizren scorre lento a metà briefing al comando Brigata a Prizren. La collina del filmato è appena fuori dal compound controllato dai soldati georgiani. I muri neri delle case incendiate e saccheggiate fanno da sfondo a una piazza con tavoli all’aperto e vetrine di gioielli in filigrana. Ora le macerie sono state rimosse. Al loro posto rimangono i cartelli “Proprietà Kfor” e il filo spinato, oltre alle solite cartacce e bottiglie di plastica abbandonate un po’ dappertutto qui in Kosovo.

Quei fatti, definiti dal generale “una lezione appresa”, si sono verificati proprio quando la comunità internazionale riteneva che nell’area non fossero più necessari grossi organici. Si stava smobilitando, insomma. Un po’ come sta succedendo in Bosnia. Ma per il Kosovo è ancora presto per parlare di un ridimensionamento a favore del passaggio a forze di polizia. Gli attacchi di marzo sono stati contemporanei e a Prizren, stando alla testimonianza del comando Brigata, ne sono arrivati molti di rivoltosi. Da dove di preciso non si sa, ma considerato il numero non potevano essere tutti di Prizren.

“Gli avvenimenti di marzo – dice Errico – mi hanno indotto a rivedere le Roe (regole di ingaggio, ndr), in particolare la 334. Da qui nasce la definizione delle restricted area e delle protected area”. Cartello rosso per le prime, blu per le seconde. Il concetto è semplice: nelle zone rosse i militari sono autorizzati all’uso delle armi contro eventuali facinorosi, in quelle blu al primo disordine il comandante può decidere di trasformare l’area in zona rossa.

“Questa innovazione – prosegue il generale – è stata pubblicizzata con volantini in inglese, albanese e serbo; i cartelli apposti all’ingresso di queste zone informano sia con scritte che con simboli, inoltre tutto il perimetro è segnalato con nastro giallo”.

I fattori di instabilità su cui lavorare sono tanti. Armi e veri e propri assetti da combattimento vengono spesso rinvenuti in ottimo stato. Accanto alla protezione di luoghi quali i monasteri, le enclave, le proprietà private, il generale Errico cerca di favorire il dialogo coinvolgendo le municipalità e gli esponenti religiosi. Ha un ultimo obiettivo prima della fine della missione: organizzare un incontro tra il vescovo Teodosije, serbo ortodosso, e gli imam, musulmani. Ma alla conclusione dell’incarico mancano pochi giorni e il tempo che stringe non favorisce la stretta di mano tra le parti.

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